IoT cos’è? Sta per Internet of Things, Internet delle Cose

Si legge sempre più spesso di questo IoT ma molti non sanno di cosa si tratta. Presto fatto, lo spieghiamo in questo post.

Per “Internet delle Cose” (IoT sta appunt per “Internet of Things”) si intende uno spazio digitale costituito dalle comunicazioni tra “cose”, comunicazioni che avvengono tramite internet.

Il concetto di “spazio” non è da intendersi come quello di vuoto interstellare, ma più come quello di “insieme”. Ogni volta che determiniamo un insieme di regole che identificano una qualche serie di entità (reali o astratte), stiamo di fatto definendo uno “spazio” ovvero quel luogo (reale o astratto) in cui trovano possibile rappresentazione tutti gli oggetti per cui valgono quelle specifiche regole.

Così lo spazio tridimensionale è l’insieme di tutti i punti rappresentabili con tre coordinate rispetto alle tre dimensioni ordinarie. La regola in questo caso è costituita dal fatto che devono esistere tre coordinate (le celeberrime x,y,z) e un sistema di riferimento per quelle coordinate, formato in questo caso dagli altrettanto celeberrimi tre assi cartesiani.

L’Internet delle Cose segue più o meno la stessa concettualità, e può essere definito come l’insieme delle “cose”, ovvero computer, strumenti, oggetti e persino esseri viventi che abbiano la capacità di scambiarsi segnali in una rete, che non richiedano per questo scambio un’interazione “uomo-uomo” o “uomo-macchina” e che siano caratterizzati da un identificatore unico. Si tratta di un gruppo di segnali concettualmente raggruppato in un insieme ma non definito da uno spazio reale.

Per fare un parallelo, l’insieme di tutti gli esseri umani nati, morti o che nasceranno sul pianeta Terra potrebbe essere definito lo “Spazio umano”.

Allo stato attuale l’essere umano non è compreso nell’IoT, anche se questo è previsto nel medio termine, ma lo sono tutte quelle entità più o meno “automatiche” che si connettono alla rete.

I computer, non richiedono di fatto l’interazione umana per scambiarsi segnali e quindi fanno parte di questo “spazio”, di questo “insieme”.

Per scendere più sul generale e spiegare la cosa in modo comune, nell’IoT troviamo tutti quei sensori, device, strumenti o oggetti che si scambiano segnali connessi alla rete.

Un termostato “smart” che parla con la caldaia per regolare la temperatura di casa è l’esempio più classico. Non richiede interazione umana per dialogare con la caldaia, lo fa via rete in modo autonomo.

Allo stesso modo troviamo nell’IoT i sistemi di sensori di vario tipo, i comuni smartwatch, i sistemi a bordo di auto “connesse”, persino i pacemake più evoluti o gli strumenti di monitoraggio medicale degli ospedali.

In modo particolare, tutti gli strumenti dedicati alla salute o alla medicina, creano un sottospazio dell’IoT, chiamato IoMT: Internet of Medical Things.

Tutto ciò che fa parte dell’IoT comunica in modo completamente autonomo e trasparente per l’essere umano. Si pensi ai sistemi di controllo del traffico di alcuni paesi dove, per fare un esempio, i semafori regolano in modo autonomo la durata delle varie fasi in relazione alle condizioni del traffico e dell’orario: alla tal ora sulla tal strada ci sono molte auto a causa del rientro dei lavoratori? Il sistema regola automaticamente la durata dei semafori in modo che il traffico si smaltisca più velocemente, quindi allungherà il verde per chi si trova su quella strada e lo accorcerà per chi proviene dalle vie laterali meno trafficate.

Un altro esempio può essere dato dalla gestione del controllo energetico di alcune centrali elettriche, completamente automatizzate, oppure dei sistemi di controllo d’arma di un moderno aereo da caccia.

Per fare un esempio più comune, il vostro auricolare wireless, collegato al cellulare, è un esempio di elemento dell’IoT, come il vostro smartwatch se ne avete uno.

E’ chiaro che il concetto di “IoT” è in continua mutazione ed evoluzione, alla stessa velocità con cui nuovi ambiti vengono resi esplorabili dallo sviluppo tecnologico. Fino a pochi anni fa non si pensava, ad esempio, ai segnali generati da reti di nanosensori mescolati ad alcune particolari vernici e impiegati per scopi tecnici specifici. Fra pochi anni questo stesso concetto includerà con ogni probabilità i muri degli edifici, delle finestre o le pareti interne delle abitazioni, dato che le vernici a nanosensori saranno sempre più disponibili anche per impieghi civili.

Tutto è e sarà sempre più connesso ed interconnesso. Ovviamente la larghezza di banda (cioè le “autostrade digitali” su cui viaggiano i segnali di tutto quello che è connesso alla rete) necessaria sarà sempre maggiore ed ecco perchè la tecnologia 5G viene spinta in modo così poderoso.

Ovvio che tutta questa connessione implica grandi quanto innegabili vantaggi per tutti ma, ovviamente, introduce altrettanto grandi quanto innegabili rischi: il controllo. Più l’ambiente in cui viviamo è interconnesso, più il controllo delle nostre vite è esposto all’intervento non solo di macchine ma anche di esseri umani, magari animati non tanto da desiderio di rendere questo pianeta un luogo migliore, quanto di prendere il controllo su di esso o anche semplicemente di trarre una qualche forma di guadagno: la sicurezza dell’IoT è materia di grande preoccupazione, come ben espresso in questo articolo di Jon Gold.

Così come i famigerati cryptoware, ovvero quei “virus” che criptano i dischi di un computer per chiedere un riscatto per restituire il controllo dei dati, non è difficile immaginare che, nell’istante stesso in cui il controllo di un qualunque strumento passi per la rete, ci sarà sempre un qualche delinquente che tenterà di assumere il comando ai propri fini.

In un interessante quanto preoccupante articolo del 2018 (lo trovate qui) si descrive come in alcuni casi sia già possibile (e senza neppure troppa fatica) attaccare informaticamente pacemaker, pompe insuliniche ed altri strumenti medicali essenziali, addirittura in tempo reale, per alterarne i comportamenti e le prestazioni.

Io personalmente, avessi un pacemaker installato, sarei parecchio preoccupato della sua eventuale vulnerabilità ad attacchi informatici, voi no?

L’IoT, come tutto ciò che l’uomo inventa o concepisce ha ed avrà sempre un lato oscuro; sta a noi, esseri umani, fare in modo che quel lato oscuro venga illuminato dalla consapevolezza, esattamente come dovrebbe accadere per la nostra coscienza.

 

 

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